domenica 5 aprile 2020

Gibson Brothers – Non Stop Dance/Come To America (1977)



I fratelli Chris (percussioni), Alex (tastiere) e Patrick Gibson (batteria) nativi della Martinica ma francesi di adozione spuntarono improvvisamente dal nulla nel 1976 con un brano tipicamente Eurodisco, “Come To America”, che divento’ successo di vendite in tutto il Vecchio Continente.
Prodotto da Daniel Vangarde per la Zagora Records (etichetta belga) il brano era decisamente orecchiabile ma troppo corto per essere appetibile alle esigenze dei ballerini ed a tal proposito i dj erano spesso orientati a mixare il brano con la sua side b “Non Stop Dance” per poi tornare a “Come To America” prolungandone la durata. L’intensa programmazione radiofonica in breve tempo porto’ questo 45 giri al #1 in Belgio, Francia, Svezia ed Olanda e favori’ la pubblicazione del primo LP del gruppo.

sabato 4 aprile 2020

Jupiter Sunset Band – Disco Rhapsody (1977)



Prodotto da Alan Reeves, musicista ed arrangiatore inglese, e’ l’unico lavoro in stile disco orchestrale firmato con questo pseudonimo. L’album e’ costituito da due long-tracks, la prima e’ un adattamente del celebre brano “Stranger In Paradise” tratto dal musical Kismet mentre il secondo lato e’ una produzione originale. Uno dei tanti dischi per lo piu’ strumentali che andavano in vigore in quegli anni, con un cantato non esaltante, al limite della sufficienza che spiega il motivo per il quale questo progetto non e’ mai decollato nonostante distribuito da un colosso come la Polydor.

venerdì 3 aprile 2020

John Davis & The Monster Orchestra – Up Jumped The Devil (1977)



Il secondo album di John Davis, pubblicato nel 1977, si può dire diviso in due parti. Nella side A troviamo quattro brani disco in puro stile orchestrale dove colpisce in particolare il brano che da il titolo all’LP “Up Jumped The Devil”. La side B è invece una vera interminabile composizione in grado di stroncare anche i ballerini più “allenati”, una long track di oltre quattordici minuti che condensa tutta la filosofia del suo autore e se vogliamo del genere “orchestrale” in generale. “The Magic Is You” è il titolo del brano che apre subito in modo efficace, coinvolgente e diretta. Una cavalcata di cinque minuti costruita attorno ad un tema dove archi e fiati a turno imperano e non ti fanno staccare i piedi dal dancefloor. Quando ci si aspetta la ripetizione del tema iniziale ecco che invece parte un break di percussioni che si evolve in una nuova melodia, romantica e sensuale che ricorda solo vagamente l’originale e che dopo una ripetuta serie di accenni al “main theme” alternati a segmenti strumentali di una bellezza unica ci riportano prepotentemente al tema principale per l’intensissimo finale. Ora, chi ai tempi andava in discoteca era consapevolmente preparato al fatto di doversi sottoporre ad estenuanti maratone danzanti, chi in discoteca ci lavorava come dj sapeva che dischi di questa portata erano una seccatura in quanto, spesso e volentieri, il difetto principale della “disco orchestrale” era che attorno al tema principale ed al finale belli ed efficaci, la parti centrale era spesso noiosa e ripetitiva. Qualcuno superava questo impedimento comprando due copie del medesimo vinile per così poter bypassare le parti meno interessanti… ma nel caso di questo brano chi avrebbe osato eseguire tagli?

giovedì 2 aprile 2020

Ritchie Family – Arabian Nights (1976)



A distanza di un’anno dall’album d’esordio, le Ritchie Family confezionano quello che sara’ il loro lavoro migliore e che consacrera’ il loro nome nell’Olimpo della disco music. “Arabian Nights” e’ un bellissimo LP, dall’inizio alla fine. Arrivato in Italia su etichetta Derby nell’estate del 1976 spopolo’ in tutte le radio con il brano “The Best Disco In Town” medley di brani molto popolari nei club ma la magnificenza della long-track della side B non ha eguali; la sensazione e’ quella di un miscuglio di colonne sonore di stampo hollywoodiano condito con percussioni e parti vocali ad effetto. Tanto di cappello per un lavoro cosi’ ben fatto.

mercoledì 1 aprile 2020

Sylvester (1977)



Dimenticato dalla cronache, ma non da chi alla fine degli anni Settanta ballava le sue canzoni, Sylvester ha rappresentato l’icona ambigua – senza troppi giri di parole: gay dell’epoca della disco music. Non ci ha lasciato solo alcune buone canzoni, ma anche un modello di combattività. Oggi l’omosessualità è accettata nel mondo dello spettacolo, ma negli anni Settanta esibirla spudoratamente come faceva Sylvester non era un atteggiamento da tutti. Lui cantava in falsetto, si abbigliava in modo kitsch, si muoveva in modo vistoso. Era la personificazione del lato edonista della disco music. Sylvester James jr era nato a Los Angeles e aveva conosciuto le gioie della musica tramite la nonna, cantante jazz. Attivo fin dall’inizio degli anni Settanta come cantante della Hot Band incide il suo primo album solista nel 1977 dopo un lungo corteggiamento da parte del produttore e proprietario della Fantasy Records Harvey Fuqua che per primo si accorse del suo grandissimo talento. I buoni risultati dei brani “Over And Over” (scritta da Asshford & Simpson) e “Down , Down, Down” (dello stesso Sylvester) furono il trampolino di partenza per una luminosa carriera.

martedì 31 marzo 2020

Dan Hartman – Relight My Fire (1979)



Quando all’inizio del 1979 usci’ il nuovo singolo di Dan Hartman, “Relight My Fire”, rimasi piacevolmente compiaciuto, ma non entusiasta. Dopotutto eguagliare “Instant Replay”, non sarebbe stata una facile impresa per chiunque. Mi piacque moltissimo il brano strumentale posizionato in side B “Vertigo” ma tutto fini li’. Circa un mesetto dopo mi trovai ad un party di compleanno e come spesso accadeva fui incaricato di portare i dischi: ironia della sorte non fui l’unico e cosi’ mi trovai per le mani due copie dello stesso 12 pollici. Quando si “diede fuoco alle polveri” nel buio piu’ totale attaccai con “Vertigo” e lo feci scivolare in “Relight My Fire” azionando strobo e psichedeliche risultato: delirio !!! Avevo trovato la giusta combinazione per dare inizio alle danze. Non so’ se qualcuno alla Epic abbia fatto la mia stessa esperienza di fatto quando usci’ l’album vidi con piacere che quanto avevo sperimentato con successo era stato replicato. A prescindere da questo excursus di vita vissuta trovo questo uno dei piu’ belli tra gli album dell’epopea disco non c’e’ una traccia che ancor oggi a quasi quarant’anni di distanza non riesca a suscitare ancora emozioni.

lunedì 30 marzo 2020

Gene Farrow – Move Your Body (1978)



Si dice che il treno giusto per la notorieta’ passi una volta soltanto nella vita. Quello di questo artista inglese passo’ all’inizio del 1978 quando prodotto da John Hudson per la piccola etichetta Magnet Records usci’ l’album che doveva confermare il buon riscontro che sul finire del 1977 ottenne il singolo “Move Your Body”. Putroppo, nonostante l’LP non sia poi cosi’ male, il treno si fermo’ troppo presto e dell’artista si perse ogni traccia.