venerdì 1 maggio 2020

The Charlie Calello Orchestra – Calello Serenade (1979)



Cantante, compositore, direttore d’orchestra ed arrangiatore americano di Newark (New Jersey), Charlie Calello, co-fondatore con Frankie Valli dei gruppo dei Four Lovers (che in seguito cambiera’ il nome in Four Tops), nel 1979 su etichetta Midsong pubblica un album che riporta in auge cambiandone la veste alcuni classici degli anni 30, 40 e 50’ firmati da Benny Goodman, Glenn Miller, Tom Dorsey, Charlie Barnet, Nacio Herb Brown, Hoagy Carmichael. Un’album all’insegna dello swing molto ben orchestrato che sicuramente potrebbe piacere a chi lo swing e’ andato a scoprirlo recentemente nella sua piu’ moderna interpretazione.

giovedì 30 aprile 2020

Change – The Glow Of Love (1980)



E’ stato sicuramente il progetto meglio riuscito di Jacques Fred Petrus (produttore) e Mauro Malavasi (arrangiatore e compositore) ed un vanto per la nostra Italia che aveva gia’ ottenuto nella disco consensi oltreoceano, ma mai nelle dimensioni (vendita e classifica) ottenute con questo gruppo. Se pensiamo che tutto questo nasce a Bologna nei “famigerati” Fonoprint Studios con accompagnamento della Goody Music Orchestra c’e’ da che essere orgogliosi.
Per certi versi molti accostano i Change agli Chic, ma ad un attento ascolto noteremo che gli Chic avevano quello che gli americani chiamano “groove” mentre ascoltando i Change trovo predominante l’estetica. Estetica ecco cosa penso ascoltando questo gruppo, mai una nota fuori posto, un’onda, una pulsazione che origina un’ipotesi di continuita’ forte. Non ti trascina ma al contrario, ti modifica, ti fa cambiare l’approccio, il modo di percepire. Devo dire che la presenza di due vocalist d’eccezione quali Luther Vandross (all’epoca ancora semi sconosciuto ai piu’) e Jocelyn Shaw (andate a vedere con quanti artisti ha collaborato) rende il “prodotto” ancor piu’ appetitoso. Per la cronaca il singolo tratto da questo primo album firmato Change, “The Glow Of Love/A Lover’s Holiday” arrivo’ al #1 nella Billboard Dance Chart e ci resto’ per 9 settimane restando in classifica Top 100 per ben 39 settimane. Non vi basta ?

mercoledì 29 aprile 2020

Andrea True Connection – More, More, More (1976)



Il “mondo-disco” accolse tra le sue braccia personaggi provenienti da tutti i piu’ svariati settori dello “show business”. A brillare sotto i riflettori di questo strano genere si potevano vedere modelli, modelle, dj, disegnatori, attori, attrici e ... pornostar. Andrea Truden in arte Andrea True Connection in fatti proveniva dal quel settore cinematografico cosidetto “a luci rosse”. Andrea dopo qualche ruolo secondario come comparsa venne reclutata nel circuito di film per adulti dove ottenne una certa notorieta’. Amante della musica, scriveva testi e cullava la speranza di poter realizzare un suo disco. L’occasione si presento’ quando in Giamaica, dove si trovava per girare uno spot televisivo, scoppiarono rivolte di carattere politico che costrinsero il governo a dichiarare lo stato d’emergenza. Con il timore di vedere andare in fumo i guadagni realizzati contatto’ il produttore amico Gregg Diamond il quale la raggiunse portando con se’ un registratore multitraccia. Approfittando della sosta forzata, pur non avendola mai sentita cantare, incisero alcune canzoni. Il nastro fu mandato a Tom Moulton affinche’ lo remixasse. Qualche mese dopo, sul finire del 1975 usci’ il 45 giri “More, More, More” che arrivo’ al #2 della Billboard Dance Chart e fece da trampolino di lancio per l’album pubblicato su etichetta Buddah Records ad inizio 1976. L’impronta della sapiente mano di Diamond in questo album e’ tangibile, come tutte le sue produzioni abbiamo a che fare con arrangiamenti di “Serie A” ed in questo caso anche di sperimentazioni geniali come l’idea di sovrapporre il suono della tromba a quello di un sax alto ottenendo un effetto piu’ acuto ed incisivo. Un piccolo capolavoro che merita un posto in primo piano in una collezione degna di essere chiamata tale.

martedì 28 aprile 2020

Rick James – Come Get It ! (1978)



Quando, alla fine gli anni Settanta, il ciclone Rick James s’abbatté sulle classifiche di vendita portando all’attenzione generale il cosiddetto punk-funk, la Motown ebbe l’occasione di ringiovanire sound e immagine, dopo anni non esattamente felici. Dal 1978 al 1986, il musicista di Detroit portò al successo una decina di singoli, operando al tempo stesso come produttore in gradi scoprire nuovi talenti e recuperarne di vecchi. Ma così com’era arrivato, il ciclone James se ne andò proprio in coincidenza col tramonto dell’etichetta di Detroit. Per alcuni anni, però, Rick James rappresentò “la” novità e il suo stile – una rilettura moderna del funk e del soul – fu un’autentica ventata di freschezza, ma anche un refolo di ribellione nichilista all’interno dell’establishment della black music: faceva uso di droghe e lo ammetteva, metteva in scena spettacoli pieni di riferimenti sessuali, era disinibito ed esuberante. E si vantava di avere fatto sesso con migliaia di donne.Nato a Buffalo, nello Stato di New York, il primo febbraio 1948, James Johnson Jr. muove i primi passi nel mondo della musica a Toronto dove, negli anni Sessanta, fonda un gruppo con due futuri membri dei Buffalo Springfield, Neil Young e Bruce Palmer. Ma essendo il nipote di Melvin Franklin dei Temptations, finirà per trasferirsi a Detroit, attratto dalla prospettiva di entrare nel giro della Motown. Cosa che puntualmente avviene quando il boss dell’etichetta Berry Gordy resta impressionato da un suo demo nel quale il glorioso funk è debitamente modernizzato: non è più solo una questione di ritmo, ma anche di melodie e di testi. Il primo album esce quindi per la Gordy, sussidiaria della Motown, s’intitola “Come Get It!” ed subito successo, sull’onda di “Mary Jane”, inno neanche troppo nascosto alla marijuana, e di “You And I”.Quando va in tournée – e si parla di esibizioni selvagge e senza freni – Rick si porta dietro il suo carrozzone di “funksters” in erba tra cui un Prince ancora alle prime armi e le Mary Jane Girls, un ensemble da lui creato.

lunedì 27 aprile 2020

Studio 54 Tribute Vol.28



Buona Settimana !!!
Playlist
1-Edwin Starr-Contact
2-Gonzalez-Haven't Stop Dancing Yet
3-John Davis-Ain't That Enough For You
4-Freddie James-Everybody Get Up & Boogie
5-Gary's Gang-Party Tonight
6-Musique-In The Bush
7-Fever-Standing In The Shadows Of Love
8-André Gagnon-Wow
9-Stratavarious-I Got Your Love
10-Sylvester-Dance (Disco Heat)
11-Barry White-You're The First, The Last, My Everything
12-Machine-There But For The Grace Of God
13-Evelyn Champagne King-Shame
14-The Bay City Rollers-I Only Want To Be With You
15-Patrick Hernandez-Born To Be Alive
16-Ferrara-Love Attack
17-Leroy Gomez-Get Up Boogie
18-Donna Summer-Runour Has It
19-Anthony White-I Can't Turn You Loose
20-Arpeggio-Love & Desire
21-Janis Ian-Fly Too High
22-Martin Circus.-Shine Baby Shine
23-Pattie Brooks-After Dark
24-Voyage-Lady America
25-Fatback Band-(Do The) Boogie Woogie
26-Tenderness-Gotta Keep Trying
27-George McCrae-Don't You Feel My Love
28-Village People-San Francisco
29-Gary's Gang-Let's Lovedance Tonight
30-Love & Kisses-Thank God It's Friday
31-The Destinations-I’ve Got To Dance
32-Munich Machine-Get On The Funk Train
33-Donna Summer-Could It Be Magic
34-Kiss-I Was Made For Loving You
35-Shalamar-Uptown Festival
36-The Raes-A Little Lovin'
37-Gayle Adams-Your Love Is A Life Saver
38-Linda Clifford-Shoot You're Best Shot
39-AWB-Let's Go Round
40-Sparks-Beat The Clock
41-Disco Circus-Over & Over
42-CJ. & Co-Devil's Gun
43-Giorgio Moroder-Chase
44-Donna Summer-Now I Need You
45-Crown Heights Affair-Dancin'
46-Daddy Dewdrop-Nanu Nanu
47-Donna Summer-Try Me
48-Duncan Sisters-Boys Will Be Boys
49-Jermaine Jackson-Burnin' Hot
50-Janice McClain-Smack Dab In The Middle
51-Bumblebee Unlimited-Everybody Dance
52-Chic-Dance, Dance, Dance (Yowsah, Yowsah,Yosah)
53-Dan Hartman-Vertigo Relight My Fire
54-Harvey Mason-Groovin' You

venerdì 24 aprile 2020

Wonderland Band – Wonder Woman (1979)



Prodotto da Morrie Elliot Brown (Michael Brown), questo gruppo da studio con il loro unico album rendono omaggio ad alcuni supereroi della DC Comics. Siamo nel 1979 e tutto quello che la disco doveva dire ... ormai l’aveva detto tanto e’ vero che io definisco questo album un concentrato di “contaminazioni”. Ascoltando il brano di apertura, “Thrill Me (with Your Super Love)”, che dell’LP e’ il brano piu’ passato in discoteca e nelle radio, oltre alla superba interpretazione della cantante solista Deedee Dennard ci trovate un’infinita’ di sonorita’ gia’ ascoltate, da Costandinos ai La Bionda, da Adams a Midney. A mio parere non un capolavoro ma sicuramente un lavoro piacevole da ascoltare.

giovedì 23 aprile 2020

Rick Dees & His Cast Of Idiots – Disco Duck (1977)



… e siamo arrivati al post piu’ controverso mai scritto fino ad oggi, che guarda caso corrisponde anche al piu’ insolito tra gli album finora presentati.
Nel 1976, su una delle riviste musicali piu’ vendute in Italia un critico scriveva “... il mondo musicale sta’ prendendo una brutta piega, la merda disco e’ arrivata a contaminare un’intera generazione di giovani. Questo rumore per decerebrati e sottosviluppati musicali e’ la dimostrazione che tutto quanto arriva dall’Amerika e’ destinato a fare moda ... speriamo che come tutte le mode finisca in fretta e si ritorni a dare spazio alla tradizione dei nostri cantautori ... intanto rassegnamoci ad ascoltare Disco Duck”. A parte che i citati cantautori con le note utilizzate in Disco Duck ci potevano fare un’intera discografia, non ho mai capito il perche’ di tanta acredine nei confronti di un brano che, per la sua leggerezza e semplicita’ stava vendendo qualcosa come oltre dieci milioni di copie. Rick Dees (Rigdon Osmond Dees III), un geniale dj di Memphis, scrisse questo brano come parodia adattandolo ad un successo degli anni 50 di Jackie Lee, “The Duck” e come lui stesso racconto’, impiego’ meno tempo di quanto ne impiego’ a trovare qualcuno deciso a pubblicarlo. La fortuna tocco’ alla RSO Records, che dopo’ aver visto i risultati, commissiono’ a Dees la realizzazione di un album. L’album vide la luce qualche mese prima dell’uscita della colonna sonora di “Saturday Night Fever” e per scelta (assurda) del produttore Bobby Manuel, che non voleva vedere penalizzata la vendita dell’album, il brano non venne incluso in quella che divento’ la colonna sonora piu’ venduta di sempre. Forse non tutti sanno che il brano “Disco Duck” appariva in una delle scene del film, scena che e’ stata tagliata e che vi ripropongo a parte.